Principali parassiti e il loro controllo
I principali parassiti della vite, con i danni da essi provocati e le
eventuali modalità di contenimento, si possono sintetizzare come segue.
Peronospora della vite (Plasmopara viticola): si tratta di un fungo che
colpisce le foglie, i germogli, le infiorescenze ed i grappoli; favorito da
umidità e piovosità elevata, temperature primaverili > 10 °C ed estive di
20-26 °C. Le infezioni primaverili si manifestano come macchie d’olio sulle
foglie, mentre attacchi massicci estivi provocano macchie clorotiche disposte a
mosaico e sul grappolo una deformazione ad “S” del rachide, gli acini subiscono
una forte disidratazione, diventano violacei e disseccano. Gli attacchi ai
grappoli sono gravi in quanto possono determinare cali quantitativi e
qualitativi sulle uve. In primavera le infezioni (sulle foglie) hanno inizio
quando si verificano contemporaneamente condizioni climatiche conosciute come
la “regola dei tre dieci”, sintetizzate come segue: la temperatura minima
dell’aria si stabilizza sui 10 °C, i germogli della vite raggiungono i 10 cm di
lunghezza, la pioggia caduta nelle precedenti 24 ore deve essere pari ad almeno
10 millimetri.
Per contrastare la peronospora si ricorre all’impiego di fungicidi di copertura
(prodotti a base di rame), dotati di un’azione preventiva, agiscono all’esterno
dei tessuti e non sono in grado di bloccare le infezioni in atto, e di
fungicidi sistemici, che esplicano un’azione curativa: vengono infatti
assorbiti dalla pianta, evitando il dilavamento e traslocati in tutte le sue
parti. Generalmente si utilizzano insieme in quanto i prodotti sistemici, se
applicati da soli o con una frequenza esagerata, possono instaurare fenomeni di
resistenza nel fungo.
Una volta verificatesi le condizioni sopra descritte si può effettuare il primo
trattamento, utilizzando solo prodotti di copertura. Soprattutto nel caso di
abbondanti precipitazioni, a partire dalla prefioritura (fine maggio) fino
all’allegagione vanno eseguiti i trattamenti con entrambe le tipologie di
fungicida ogni 15 giorni; ulteriori interventi si possono svolgere mediante
prodotti rameici che favoriscono la maturazione del legno e contengono il
lussureggiamento vegetativo.
Oidio o mal bianco della vite (Uncinula necator): è un fungo che colpisce le
foglie, i germogli, i tralci ed i grappoli; favorito da elevata umidità,
temperature ottimali di 25-26 °C e da assenza di bagnatura. Sulle foglie si
notano chiazze bianco-grigiastre, mentre dopo l’allegagione sugli acini è
presente il micelio bianco del patogeno che causa necrosi nella bacca, la quale
suberifica e si può spaccare, favorendo altre malattie; inoltre, se colpisce i
giovani grappolini in fase di prefioritura, provoca la colatura dei fiori e la
necrosi dell’intero grappolino.
L’oidio è una malattia tipica delle annate calde e secche, inoltre esplica una
maggior pericolosità in ambienti collinari. Il patogeno va tenuto sotto
controllo tra le fasi di formazione dei grappoli (fioritura e allegagione) fino
all’invaiatura; anche in questo caso si ricorre a fungicidi di copertura (zolfo
bagnabile) e sistemici effettuando i trattamenti abbinando prodotti
antiperonosporici ed antioidici in quanto si mescolano bene tra loro ed
entrambe le malattie possono colpire nello stesso periodo. Nelle zone in cui
l’oidio è più pericoloso della peronospora si eseguono ulteriori interventi a
base di zolfo in polvere.
Muffa grigia o botrite (Botrytis cinerea): fungo che si insedia principalmente
sui grappoli dall’invaiatura alla completa maturazione; favorito da temperature
sui 15-25 °C ed alta umidità. Il patogeno penetra in prossimità di lesioni
sugli acini, estendendosi sull’intero grappolo e manifestandosi come una muffa
grigia. I grappoli marciscono ed il prodotto ha una qualità scadente, dando
luogo a vini poco stabili. Per contrastare il patogeno è importante tenere sotto
controllo gli altri parassiti della vite (oidio, peronospora e tignole) che
possono determinare lesioni (ottima via d’ingresso per la botrite). Un’altra
modalità consiste nell’impiego di fungicidi antibotritici specifici, il primo
all’invaiatura ed il secondo 20 giorni prima della raccolta, al fine di
raggiungere questa fase con l’uva sana.
Mal dell’esca o apoplessia: malattia causata da una serie di funghi che si
instaurano sul legno; favorita dalla presenza di lesioni e di tessuti infetti,
da cui infetta quelli sani. Sulle foglie, tra le nervature, si nota una clorosi
giallastra marcata al cui centro vi sono delle macchie necrotiche rossastre,
mentre attacchi su tralci e legno determinano una disgregazione dei tessuti
legnosi che necrotizzano diventando bruni, per poi assumere una colorazione
chiara ed una consistenza spugnosa e friabile (tessuti cariati). La pianta può
morire qualche anno dopo l’insediamento di questi patogeni. Questa malattia va
controllata basandosi su interventi preventivi quali: impiego di materiale
vegetale sano e controllato, eliminazione delle piante compromesse,
individuazione di piante con i primi sintomi evitando l’utilizzo degli stessi
arnesi di taglio durante la potatura invernale, eseguire tagli di risanamento
allevando la parte legnosa sana ed eliminando quella infetta.
Escoriosi (Phomopsis viticola): è un fungo che colpisce soprattutto germogli e
tralci provocando delle lesioni od escoriazioni necrotiche, favorito da
primavere molto umide e piovose. I capi a frutto presentano tessuti più deboli,
una minor vigoria ed una vegetazione stentata, tutto ciò si traduce in un calo
di produzione. È importante eliminare i tralci colpiti con la potatura secca,
in seguito al germogliamento ricorrere ai fungicidi impiegati contro la peronospora.
Tumore batterico del colletto e delle radici (Agrobacterium tumefaciens): è un
batterio che, grazie alla presenza di lesioni, si insedia a livello del
colletto ma soprattutto delle radici, causando dei tumori (cellule vegetali
che, stimolate dal patogeno, si moltiplicano in modo disorganizzato ed
anormale, aumentando di volume) che confluiscono, si aggregano e significano
per la morte dei tessuti infetti. Le radici colpite hanno una minor capacità
d’assorbimento, inoltre vengono alterati i tessuti conduttori del colletto e
del fusto. Per ridurre al minimo la presenza del batterio impiegare materiale
vegetale sano, evitare lesioni alle radici con i mezzi di lavorazione ed
eventualmente ricorrere all’immersione di radici e colletto delle piante, prima
della messa a dimora, in una sospensione di cellule vive di Agrobacterium
radiobacter (ceppo K84), considerato un ottimo inibitore di questo patogeno.
Flavescenza dorata: è un virus trasmesso da un insetto (Scaphoideus titanus),
può provocare: un arresto improvviso dell’attività vegetativa, curvature dei
germogli, mancata lignificazione e consistenza gommosa dei tralci,
arrotolamento delle foglie con colorazione giallastra su uve bianche e con
riflessi rosso-violacei su uve nere, mancato ingrossamento del grappolo con
disseccamento degli acini. I sintomi appena citati possono interrompersi, con
conseguente ripresa della crescita, nei casi in cui il patogeno sia a uno stato
latente oppure che si sia trasformato in un ceppo meno virulento. L’obiettivo è
quello di tenere sotto controllo il vettore, intervenendo a metà giugno contro
le forme giovanili; le piante infette vanno eliminate ed, inoltre, una buona
prevenzione consiste nell’impiego di vitigni resistenti.
Legno riccio: è un virus trasmesso da nematodi, compare specialmente su viti
innestate sui portainnesti sensibili; si manifesta con un notevole
ingrossamento a livello del punto d’innesto, con successive alterazioni dei
tessuti conduttori. In questo caso delle buone pratiche agronomiche consistono
nell’evitare il reimpianto immediato, oppure nell’utilizzare portainnesti
resistenti ai nematodi.
Tignoletta della vite (Lobesia botrana): è un insetto che colpisce le
infiorescenze (1^ generazione) ed i grappoli (2^ generazione). Le larve della
2^ generazione scavano gallerie all’interno degli acini che avvizziscono ed
imbruniscono; nelle regioni centro-meridionali compie una 3^ generazione a fine
estate, quando i grappoli sono in fase di maturazione, e si rende molto
pericolosa in quanto le ferite causate favoriscono attacchi di muffa grigia.
Tignola della vite (Eupoecilia ambiguella): a differenza della tignoletta la
sua diffusione è limitata alle zone dell’Italia settentrionale, nelle quali
svolge due generazioni; la 2^ generazione si può protrarre fino ad ottobre.
La lotta contro le tignole si basa sul minimo ricorso ai trattamenti
insetticidi, perché tendono a favorire le infestazioni di acari fitofagi,
eliminando i nemici naturali. Per il monitoraggio si utilizzano due trappole a
feromoni ad ettaro (ad inizio aprile), controllandole 2-3 volte la settimana;
se si catturano più di 15-20 adulti di tignoletta e oltre 10 adulti di tignola
si interviene. Il campionamento va effettuato su 100 grappoli, se
l’infestazione di larve di 2^ generazione supera il 5% bisogna intervenire.
Prima dell’entrata delle larve negli acini si possono distribuire formulati
biologici a base di Bacillus thuringiensis subsp. Kurstaki; inoltre vi sono
anche diversi nemici naturali da privilegiare.